Nomade digitale: chi è, cosa fa e come iniziare
Lavorare in viaggio è il tuo sogno? Questa guida ti spiega come diventare un nomade digitale: competenze richieste, gestione finanziaria e consigli pratici.
Marzo 2, 2026
Ultimo aggiornamento 31 agosto, 2026
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La rigida divisione tra lavoro e vita privata scandita dal classico orario d’ufficio 9-17 è ormai un ricordo del passato. Con i nuovi modelli ibridi e da remoto, sempre più professionisti si ritagliano del tempo durante la giornata per sbrigare una commissione, fissare un appuntamento o rispondere a messaggi personali, senza per questo trascurare i propri impegni di lavoro.
Un nuovo sondaggio di LiveCareer, condotto su 1.000 dipendenti in Italia, Germania, Spagna e Francia, fa luce su questo fenomeno. Il report Modern Workday 2026 rivela che gestire questioni private durante l'orario di lavoro non è più visto come una mancanza di professionalità, ma come una pratica del tutto sdoganata e accettata.
Lo studio mostra anche un netto cambio di rotta su come concepiamo la concentrazione. Quasi 6 lavoratori su 10 si dedicano a faccende personali in orario di lavoro (il 27% lo fa tutti i giorni). ll dato chiave? Quasi tre quarti degli intervistati affermano che queste piccole pause migliorano la loro produttività. Segno che, per i professionisti di oggi, conciliare le proprie esigenze con gli obiettivi lavorativi non solo è possibile, ma aiuta anche a rendere di più.
Il sondaggio conferma che staccare un attimo per gestire il proprio privato è un'abitudine consolidata e ampiamente accettata. Alla domanda su quanto spesso si dedichino ad attività personali in orario d'ufficio, gli intervistati hanno risposto così:
Nel complesso, il 59% dei dipendenti (quasi 6 su 10) si ritaglia questi spazi almeno una volta alla settimana.
Cosa ci dicono questi dati: che i vecchi confini tra orario di lavoro e vita privata sono sempre più sfumati. Il modello tradizionale, basato su una separazione netta e rigida tra i due ambiti, sta decisamente perdendo terreno a favore della flessibilità: gestire le proprie esigenze anche quando si è operativi è diventata, semplicemente, la nuova normalità.
C'è un falso mito da sfatare: occuparsi del proprio privato durante la giornata non penalizza il rendimento. Al contrario, la maggioranza dei dipendenti vede queste piccole interruzioni come un fattore decisamente positivo. Alla domanda sull'impatto che hanno sulla produttività, le risposte parlano chiaro:
Nel complesso, il 97% dei lavoratori ritiene che questi stacchi siano utili o, nel peggiore dei casi, del tutto innocui. È giusto precisare che parliamo di produttività percepita dagli intervistati, ma il segnale resta comunque molto forte.
Cosa ci dicono questi dati: che anziché considerare le attività non lavorative una distrazione che penalizza il rendimento, i lavoratori le vedono come un modo per mantenere la concentrazione. Staccare la spina per qualche minuto permette di resettare la mente, ricaricare le batterie e tornare operativi con ancora più energia.
Sbrigare faccende personali in orario di lavoro è ormai un'abitudine diffusa, ma non si tratta di lunghe fughe dagli impegni aziendali. Al contrario, la maggior parte dei professionisti ci dedica un tempo molto limitato. In una giornata tipo:
Nel complesso, il 75% dedica un’ora o meno alle attività personali durante una normale giornata lavorativa. Il 7% dichiara invece di dedicarvi più di due ore.
Cosa ci dicono questi dati: che queste pause per ragioni personali sono molto comuni, ma non incidono in modo eccessivo sul tempo di lavoro. Si tratta perlopiù di brevi parentesi per gestire una rapida necessità o una piccola commissione, e non di interruzioni prolungate che rischiano di compromettere il regolare svolgimento delle attività professionali.
I risultati di questo studio riflettono un profondo cambiamento nel modo in cui i lavoratori interpretano il concetto stesso di produttività. Complice la diffusione del lavoro ibrido e dei modelli flessibili, cresce la tendenza a gestire le necessità personali durante l'arco della giornata, anziché rimandarle rigidamente a fine turno.
Per i datori di lavoro, il quadro che emerge è molto chiaro: dal punto di vista dei dipendenti, una pausa occasionale per questioni private non è più vissuta come tempo sottratto all'azienda. Al contrario, viene considerata un approccio più moderno e sostenibile per conciliare al meglio gli impegni professionali e la vita privata, senza sacrificare il rendimento.
A giugno 2026, LiveCareer ha affidato a Pollfish la conduzione di un sondaggio su un campione di 1.000 lavoratori, distribuiti equamente tra Italia, Germania, Spagna e Francia (250 partecipanti per Paese). Gli intervistati hanno risposto a una serie di domande riguardanti le loro abitudini lavorative, le attività personali svolte durante l’orario di lavoro, il tempo dedicato ad attività non lavorative e l’effetto percepito delle brevi pause personali sulla produttività. Il campione comprendeva il 17% di intervistati di età compresa tra i 18 e i 29 anni, il 40% tra i 30 e i 45 anni, il 36% tra i 46 e i 61 anni e il 7% tra i 62 e gli 80 anni. Il 42% si è identificato come donna, il 58% come uomo.
Categoria: Consigli di carriera
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